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L’interculturalità fra il disagio esistenziale e l’estraneità (Asma Gherib)

Pubblicato da nustalgia su Agosto 23, 2008

Tutto è uno, tutto è diverso e l’Uomo, essendo composto da una infinità di paradossi, è stranamente contraddittorio ! Teme la dipendenza e desidera l’indipendenza, ma spesso finisce con l’intrappolarsi nell’incostanza, nella noia e nell’inquietudine che nasce oggi proprio dal suo stare insieme agli altri! Diventando così getta al vento quel che una volta si chiamava « l’essere istintivamente socievole », dimostrando quanto è cambiato il volto della vita umana e quanti sono le variazioni che ha subito la quotidianità di ogni uomo: le famiglie, ad esempio, non rispecchiano più il modello di una volta, ma è sempre più frequente la famiglia costituita da un solo individuo, da coppie senza figli o al massimo con uno o due. Anche le città non sono più le stesse, sono diventate degli spazi con “case” ed edifici, così sfigurati al punto di sembrare gabbie messe le une sopra le altre, chiamate “palazzi”[1] e grattacieli, dove gli uomini rinchiudono loro stessi diventando come degli spettri che si muovono dietro le tende in inverno, per osservare la pioggia, che escono allo scoperto d’estate, per fermarsi la sera, dietro le sbarre di un balcone, accompagnati spesso da un animale domestico. Non esistono più le case spaziose  e arieggiate, fresche e senza uso di climatizzatori, non ci sono più i pozzi  o le fontane che abbellivano e rinfrescavano il pianterreno della maggioranza delle case.

Gli spazi del semplice divertimento non si trovano più e quelli che ci sono non hanno più il colore del verde della natura, dei campi  e delle foreste, non hanno più quella voce sussurrata dai ruscelli, cantata dagli uccelli o soffiata dalla brezza mattutina, il divertimento di oggi ha il colore dei fari rotanti delle discoteche e ha il sapore degli stupefacenti, dell’alcool, del traffico delle donne e delle gravidanze delle minorenni, ha l’odore della morte sull’asfalto delle strade e ha il rumore dei proiettili sparati da pistole pazze dentro le aule delle scuole. Questo oggi è il colore delle nostre città e delle nostre società, un bel quadro dove domina il grigio  e dove sono ancora vivi e caldi i colori della solitudine e della malinconia! Ora urge però chiedersi più che mai come si  sia arrivati ad una tale realtà.
Perché l’uomo oggi è solo anche quando è con “l’altro”? Perché non si riesce più a raggiungere lo stato di serenità psicologica e spirituale? E chi è l’”altro” per ognuno di noi?

Si è sempre ritenuto che il primo “altro” che l’uomo avesse conosciuto fosse Eva, dato che si pensava ad Adamo come il primo uomo creato sulla terra ed Eva creata dalla sua costola, concetto riportato e tramandato sino ai giorni nostri dalle vecchie e sacre scritture[2]. Gli studiosi arabo-musulmani, invece, non riescono a capire tutt’oggi, come questo concetto appartenente alle scritture delle religioni ebraica e cristiana, abbia influenzato anche i musulmani, come un concetto diffuso tra i vari popoli della terra abbia corrotto così tanto il legame fra l’uomo, in quanto “maschio”, e la donna, in quanto essere di sesso diverso[3], di conseguenza abbia quindi corrotto anche i legami e le relazioni di convivenza tra i vari membri dell’ immensa prole di Adamo ed Eva.

Dio dice nella sura delle Stanze intime, versetto 13: “O uomini, in verità noi vi abbiamo creato da un maschio e da una femmina e abbiamo fatto di voi popoli vari e tribù a che vi conosceste a vicenda, ma il più nobile tra di voi è colui che più teme Iddio.”[4]

L’altro dunque comincia accanto a me, l’altro può essere una moglie, un marito, un fratello, un collega di lavoro, un vicino di casa, un amico, uno straniero che viene a vivere nei nostri paesi, con un credo, e con un modo di vedere e intendere la vita diverso dal mio, ma non solo questo, l’altro è soprattutto quell’ “Io” nascosto dentro di me, l’“Io” che cambia e varia in virtù delle concezioni di vita, delle rappresentazioni mentali che si hanno di se stessi e del ruolo che si ricopre nel mondo in cui si vive. Se la rappresentazione mentale del mio “Io” si limita al mio corpo, alle sue necessità ed ai suoi bisogni, per me avrà valore tutto ciò che vi è logicamente connesso. Se il mio “Io” include la mia famiglia per me avrà naturalmente valore tutto ciò che può essere utile per essa e se il mio « Io » include l’intera umanità, avrà importanza tutto quel che può essere bene per ogni essere umano. Ma se il mio « Io » include ogni essere vivente avrà valore tutto ciò che può esserci di positivo e di utile per la vita di ogni essere esistente e senziente ed è questo il bene sommo che Dio vuole sia raggiunto da tutti gli uomini; ecco perché alla fine della sura Dio disse “ma il più nobile tra di voi è colui che più teme Iddio”.

L’Uomo è diverso nel colore della sua pelle, nella lingua che parla, nella terra che abita, e nel carattere che lo distingue dagli altri, le sure che confermano questo sono tante nel Corano, come ad esempio questa dove Dio dice : “ و من آياته خلق السموات و الأرض و اختلاف ألسنتكم و ألوانكم، إن في ذلك لآيات للعالمين ” ,[5] oppure nei versetti 118 e 119 della sura di Hūd, Dio dice: ” و لو شاء ربك لجعل الناس أمة واحدة و لا يزالون مختلفين، إلا من رحم ربك و لذلك خلقهم” [6]. Ibn Hazm disse al riguardo che la discordia che nasce dalla diversità non proviene da Dio e che Egli, non l’abbia mai desiderata per gli uomini, ma l’ha voluta come un atto di “volontà di creazione” e di esistenza; lo stesso discorso è valido per la miscredenza e il resto dei peccati che anche essi a loro volta non sono stati desiderati per l’uomo, ma sono una manifestazione della “volontà di creato” ossia “Irādat Kawn”[7]. Al-Hasan al-Basrī invece ritiene che Dio abbia creato gli uomini per essere diversi gli uni dagli altri e per avere modi e lingue diversi ed per questo che la sura dice “per questo li ha creati”. Altri invece dicono che questa frase voglia dire che sono stati creati non per essere diversi ma per avere la misericordia e la pietà di Dio, altri ancora come Ibn Jarīr e Ibn Kuthair dicono che gli uomini sono stati creati per ambo i motivi, cioè per essere diversi e per avere la pietà e la misericordia di Dio. Questo però non significa che si tratti di una giustificazione delle discordie tra gli uomini, l’obiettivo della creazione è saper affrontare le discordie e la diversità esistente nel vedere e pensare l’universo e l’esistenza, senza dimenticare che guidare tutti gli uomini verso la retta via è una faccenda impossibile per ogni uomo : ” أفلم ييأس الذين آمنوا أن لو يشاء الله لهدى الناس جميعا”. /“non sanno dunque, coloro che credono, che se dio avesse voluto avrebbe guidato al Bene gli uomini tutti?”[8].

La diversità tra gli uomini oggi non è solo una diversità di razze, di lingue o di provenienze ma è soprattutto religiosa, ecco perché si parla spesso – non solo nel mondo musulmano ma anche in quello cristiano e ebraico – di credenti e non credenti; infatti le politiche che governano oggi, dividono il mondo tra fedeli a “Dio” e non, cioè tra coloro che rappresentano Dio/ “asse del Bene” e miscredenti, che rappresentano l’ “asse del Male” [9]. Lo stesso concetto è usato anche dai musulmani, per loro esiste Hizbu Allah come esiste anche Hizbu Ash-shaitān (partito di Dio e partito di Satana), solo che loro hanno usato questa divisione molti secoli prima e gli ultimi versetti della sura di Al-Mujādlah (la Disputa) confermano questo.[10]

I dotti musulmani hanno sempre sostenuto che l’Islàm non abbia mai negato i primi messaggeri inviati da Dio prima di Mohammed (che le preghiere e il saluto di dio siano su di lui) e che la missione del loro profeta non fosse iniziata da zero

إماما و رحمة و هذا كتاب مصدّق لسانا عربيا لينذر الذين ظلموا و بشرى للمحسنين) ( و من قبله كتاب موسى

«e prima di questo, il Libro di Mosè fu regola di vita e segno di grazia: ora questo è un libro che gli altri conferma, in lingua araba, ad ammonire coloro che iniquamente agiscono, gioioso nunzio ai buoni!”[11] (ألم، الله لا إله إلا هو الحي القيوم، نزل عليك الكتاب بالحق مصدقا لما بين يديه و أنزل التوراة و الإنجيل من قبل هدى للناس و انزل الفرقان) «A.L.M Dio non c’è altro che Lui, il vivente, che di sè vive. Egli t’ha rivelato il Libro, con la Verità, confermante ciò che fu rivelato prima e ha rivelato la Tūrāh e il Vangelo, prima come guida per gli uomini, ed ha rivelato, ora la Salvazione.” [12]. Infatti , per tutti gli ulamā’ è un fatto normale che il musulmano, mentre legge il Corano, si renda conto dell’esistenza della gente del Libro quasi in ogni pagina, ciò vale anche per i cristiani, per gli ebrei e per il resto dei popoli di fede non musulmana, anche loro non negano l’esistenza dei musulmani, e non invano molti dei loro libri parlano dell’Islàm, di Mohammed e della civiltà islamica in generale.

Il Corano, in uno dei suoi famosi versetti chiamato “il versetto del dialogo con la gente del Libro (gli ebrei e i cristiani)” dice: “dì: “O gente del Libro ! Venite a un accordo equo fra noi e voi, decidiamo cioè di non adorare che Dio e di non associare a Lui cosa alcuna, di non sceglierci fra noi padrone alcuno che non sia Dio””. Se poi non accettano dite loro: Testimoniate almeno che noi ci siamo dati tutti a Dio!”.[13] Il dialogo inteso in questa sura è un dialogo razionale che non ha nulla a che fare con il dialogo che vuol unire o far sembrare unite religioni che non lo sono affatto, confondendo così tra unità di Fede e unità di religioni, due cose totalmente diverse l’una dall’altra: credere in Dio uno, unico e assoluto è la base dalla quale sono partiti tutti i messaggeri e i profeti di Dio, dire invece che tutte le religioni sono unite e uguali, o almeno per quelle monoteiste, è un grave errore nel quale cadono tutt’ora molti dotti, danneggiando così il cammino verso una comprensione vera delle varie differenze che ci sono tra le varie religioni, l’Islàm ad esempio rifiuta totalmente il concetto della trinità cristiana come ritiene bestemmia dire che Gesù sia Dio stesso che si è fatto uomo per la salvezza degli uomini; il cristianesimo invece è basato proprio su questa trinità e senza di essa si svuoterebbe di ogni significato. Gli ebrei non riconoscono Gesù come Figlio di Dio e non riconoscono neanche Mohammed come profeta, quindi come si può falsificare la verità e testimoniare cose che gli uomini non sanno veramente! Non sanno neanche perché Dio abbia voluto che ci fossero queste diversità?! Come si fa ad organizzare incontri inter-religiosi dove si chiede ai credenti di varie religioni di pregare insieme in unico luogo, portando ciascuno di loro i propri vari simboli per differenziarsi l’uno dall’altro, tra turbanti, veli, rosari, croci e tasabīh, sapendo che ognuno di loro nel suo intimo e secondo la sua propria convinzione sta per pregare un “dio” diverso dal “dio” dell’altro? Non così di certo si arriva al dialogo, non camuffando le differenze o evitandole o rinviando l’ analisi ad un tempo in cui sarà tutto impossibile.

E’ bello provare ad avvicinarsi all’altro, a dialogare con lui, a stare insieme a lui, ma è molto più importante creare una riappacificazione tra le memorie comuni del passato, riconciliarla con la storia del futuro degli Uomini e con le loro radici e identità, creando una reazione esterna tra i vari mezzi capaci di garantire il progresso positivo del sapere umano.

Per arrivare a questo, i musulmani devono recuperare la fiducia in loro stessi e liberarsi dal complesso del famoso passato glorioso, spentosi quando hanno smarrito la retta via tracciata da Mohammed (S.W.S),dai suoi compagni e dai suoi successori, i califfi ben guidati.
In occidente si deve invece proiettare più luce su diversi argomenti e concetti concernenti il mondo musulmano e dei quali si sa ben poco o quasi niente; il Corano ad esempio, molti in occidente non vogliono o non riescono ad intendere che sia, per i musulmani, la parola di Dio rivelata a Mohammed (S.W.S) إنه لقول فصل و ماهو بالهزل/ Questo è discorso tagliente non è un discorso frivolo.[14] La stessa cosa è valida per la Sharī‘ah, che non è una legge fatta da uomini ma una retta via e sentiero tracciato da Dio per mezzo del suo profeta, per insegnare ai musulmani come affrontare le varie questioni religiose e mondane (dunyawiyah) della loro vita terrena e ultre terrena, ma il fatto che gli occidentali abbiano inteso male cosa sia la Sharī‘ah per i musulmani, è dovuto forse alla loro negativa esperienza con la Chiesa, che una volta praticava la legge, facendola passare in modo drastico per legge divina, testimone unicamente della volontà di Dio Cristo.
In occidente è inteso male anche il concetto del Jihād[15], che in automatico viene associato alla violenza, al terrorismo e alla guerra contro l’Occidente, contro le sue istituzioni politiche ed economiche, pochi sono quelli che sanno che con al-Jihād si intende principalmente la lotta contro i desideri e le tentazioni dell’anima e del corpo ribelle di ogni uomo, ma è soprattutto in questo punto che non si può dare torto solo agli occidentali, perché basta che uno di loro evochi la famosa sura, che molti hanno chiamato “la sura della spada”[16] -considerata come abrogatrice di ogni discorso di pace e di dialogo nel Corano- che metterebbe in difficoltà ogni musulmano che si vanti dell’Islàm dicendo che è soprattutto una religione di pace, di dialogo e armonia con l’altro!
Dobbiamo dire anche noi, come hanno detto diversi fuqahā’ pur autorevoli [17] che i versetti della sura della Conversione hanno abrogato 124 sure o più del Corano, dove si chiede ai musulmani di dialogare con l’altro e di istaurare un legame con lui basato sulla pace e su una convivenza, che rispetti le sue differenze di credo, di appartenenze geografiche e etniche? Leggere i versetti di questa sura in una simile ottica, svuoterebbe comunque tutto il Corano da ogni significato e darebbe una debole e dubbiosa opinione al vero senso dell’Islàm, una volta che il Corano stesso e i suoi più autorevoli libri di interpretazioni (Tafāsīr) chiariscono diversi punti sul fenomeno dell’abrogazione dei testi o dei brani sacri del Corano sottolineando ciò che segue :

- perché un versetto possa abrogare un altro deve innanzitutto trattare una legge sharaitica basandosi su norme altrettanto shara’itiche.

- Nessun versetto coranico può essere considerato abrogato o che abbia la funzione di abrogare un altro versetto, se non c’è stato prima un hadīth narrato dal profeta Mohammed (S.W.S) e dove egli stesso conferma l’atto della cancellazione del contenuto di un versetto da parte di un’altro.

- Per confermare che un versetto sia stato abrogato da un altro si deve basare su verdetti confermati durante la vita del profeta e non sulle opinioni e sull’ijtihād di altri fuqahā’[18]

- Al-Ijmā‘[19] è un altro criterio che conferma la validità di un versetto abrogatore o meno e nella sura sopracitata anche questo elemento manca, quindi la sura della conversione, “spada”, non è una sura abrogatrice dei concetti di pace e di dialogo che sono stati dettati da Dio in altri versetti e in altre sure del Corano.

Questo è naturalmente valido solo per i fuqahā’ che pensano che ci sia veramente un fenomeno chiamato an-naskh (abrogazione) nel Corano, perché molti altri dotti e pensatori ritengono che il fenomeno sia una vera trappola dove si sono inchiodati la maggioranza dei fuqahā’ e dei giuristi dell’Islàm, tra questi si può citare il nome di Jamāl Al-Bannā con il suo famoso libro edito nel 1982 I due gloriosi pilastri: il Corano e la Sunnah (nuova ottica) [al-Aslān al- ‘Azīmān], come si può anche ricordare il nome di Subhī as-Sālih con il suo libro Ricerche nelle scienze del Corano/ [mabāhith fī ‘ulūmi al-Qur’ān] e infine il libro del grande pensatore marocchino ‘Ābid al-Jābirī intitolato Introduzione al Corano [madkhal lil Qur’ān al-Karīm][20] , in cui conferma che credere che ci sia una scienza chiamata an-naskh o l’abrogazione è la causa che ha incoraggiato molti altri a dire che “la sura della spada” ha abrogato 124 sure riguardanti la pace e il dialogo con l’altro. E’ stato proprio questo che ha anche spinto molti dotti musulmani a dividere il mondo in due dimore: una di pace e un’altra di guerra, ossia dār es-slām e dār al-harb. Le sure del Corano rimangono comunque valide per ogni tempo e hanno una tale elasticità che permette loro di essere applicate secondo le esigenze, le circostanze dei musulmani e secondo il periodo in cui vivono.

Non era solo al-Jihād ad essere mal inteso in occidente,altre questioni ancora, come quella che riguarda la situazione della donna e se esistano musulmani che trattano male la donna, dipendono dal fatto che non vengono rispettate le norme etiche e religiose dell’Islàm.

In occidente molti concetti dell’Islàm sono letti in una chiave sbagliata, in oriente invece molti pilastri della vita in occidente non sono affatto chiari o intesi bene dagli arabi e dai musulmani, come la libertà, la democrazia, le istituzioni, i diritti dell’uomo e la politica. Ciò che fa nascere in loro un grande senso di diffidenza, soprattutto quando si tratta di questioni delicate come quelle dell’interculturalità o del dialogo tra le varie culture e popoli, non è dovuto solo alle sofferenze che i popoli arabi, africani, asiatici, musulmani o non, hanno patito per causa di lunghissime e dure storie di colonialismo e imperialismo, ma anche a quel continuo senso, che tutt’ora è vivo in occidente, per il quale si pensa di possedere una supremazia politica, economica, religiosa e soprattutto culturale, che permette o giustifica nel sentirsi in grado di governare il mondo o di manipolare i paesi più deboli come e quando si vuole[21]. La stessa idea è stata sviluppata dallo studioso inglese Thomas McEvilley, nel suo libro l’identità culturale in crisi, dove dice che l’identità della cultura occidentale soffre di una crisi dovuta a due fattori: l’essere abitata dal complesso della superiorità e della supremazia e il sentirsi abitata da un profondo senso di colpa per quello che ha commesso nei confronti dei diversi paesi che aveva colonializzato.[22]

Da questo senso di supremazia della cultura occidentale a volte dichiarato e spesso e indirettamente nascosto, l’occidente insiste sul diritto di avere l’assoluto monopolio sulla formazione dei valori civili che devono comandare il mondo e che possono permettergli di annullare ogni diritto di essere diversi e di scegliere la propria identità, quindi si tende in un modo o in un altro a formattare una nuova ottica culturale facendola diventare una legge universale che dovrebbe essere valida per tutti, cosa che porta l’occidente a rifiutare il riconoscimento di ogni modello di civiltà e di cultura diverso dal suo. Francis Fukuyama è uno dei pensatori americani di origini giapponesi che ha definito l’Islàm come l’unica civiltà che risulta difficile da inglobare e da contenere da parte dell’occidente[23]. Samuel Huntington dice invece che il risveglio islamico non è altro che una reazione contro il rinnovamento, contro il modernismo e contro la globalizzazione.[24]

Molti sono i colti arabi che trattano il tema dell’interculturalià con grande cautela, riconoscono bene quanto sia importante l’aprirsi all’altro e alle culture diverse, ma non trascurano nello stesso tempo la distinzione tra interculturalità in quanto interazione equa ed equilibrata tra le varie culture e i vari popoli e interculturalità in quanto dipendenza, dominazione, occidentalizzazione o americanizzazione[25], tanto vero che lo scrittore siriano Ali Okla Orsan disse nel suo libro l’acculturato arabo e i cambiamenti : “noi siamo con l’interculturalità basata sulla fiducia e sul rispetto nelle sue vaste forme e profonde espressioni, e non vediamo che ci sia profitto alcuno nel rinchiudersi e neanche nella dipendenza di qualsiasi tipo e soprattutto quella culturale. Per cui noi rifiutiamo le politiche dell’isolamento come rifiutiamo anche quelle del colonialismo e dell’annullamento culturale ed è per questo che chiediamo di mettere dei piani che possano permettere di difendere e proteggere la coscienza culturale e nazionale su tutti i livelli” [26]

Non vi è spazio per il dialogo interculturale senza differenze e diversità. Il vero dialogo è quello che accade tra più parti di culture diverse e opinioni differenti, altrimenti non avrà senso alcuno dialogare solo con quelli che la pensano come me!

Le varie culture di tutto il mondo, se si sono arricchite, è solo perché si sono incontrate e hanno scambiato il loro sapere basandosi sul rispetto, sulla tolleranza e sul riconoscimento del diritto della diversità. Credere invece di possedere l’assoluta “Verità” non può fruttare che tirannia, cecità mentale e rifiuto totale del pensiero dell’altro, per cui essere interculturali non vuol dire clonare la propria cultura e farla diventare un modello che gli altri debbano seguire e neanche ritenere missionario chi pensa solo ad aumentare il numero delle persone convertite alla propria religione, ideologia, credo o cultura .

Asma Gherib.

All rights reserved – Tutti i diritti riservati

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[1] “Tra i Palazzi” ossia “Bain al ‘Imarat” è una delle più famose poesie arabe che denuncia il fenomeno del perdersi degli uomini oggi, dentro e tra le mura di giganti palazzi o grattacieli e del disgregarsi delle famiglie, come un risultato di gravi cambiamenti. Il poeta di questo testo, è il pioniere della poesia dialettale marocchina contemporanea ‘Ali el-Haddānī (1936/2007).

[2] La sacra Bibbia, Nuovo testo riveduto a cura della SOCIETÁ BIBLICA DI GINEVRA.Genesi/ Creazione dell’uomo e della donna Si8:4-8 (Ec 7:29;Ef 4:24). Ginevra 1999.

[3] Il semplice musulmano crede fermamente che la donna sia stata creata dalla costola di Adamo anche se questo non è stato citato mai nel Corano! Infatti nei trentatre o più capitoli che riguardano la creazione dell’uomo, il Corano ha spesso usato vocaboli generali riferendosi così a tutta l’umanità (an-ās/gli umini), (al-insān/l’uomo) e (al-bashar/ l’essere umano) e non vi è un termine che fa accenno alcuno ad Eva , il termine Adamo invece viene citato 25 volte ed è stato usato 21 volte come simbolo dell’umanità e dell’Uomo sapiens. Bisogna dire che la parola Adamo è una parola di origine ebraica derivata dal termine “Adamah”, che vuol dire terra e usata così nel Corano, vuol dire Uomo senza alcuna distinzione di genere. Viene difficile di conseguenza pensare che i musulmani abbiano preso questo concetto dai testi della Bibbia, anche perché si sa che sono pochi i musulmani che abbiano letto o studiato bene la Bibbia, per cui sembra che la storia della creazione da una costola storta, si sia inserita nella tradizione e nella consuetudine dei musulmani attraverso gli ahadīth che furono scritti all’inizio dei primi secoli dell’Islàm e che hanno trovato eco anche in quelli di Sahīh muslim e al-Bukhārī, motivo per cui nessuno aveva pensato prima di proporre l’idea di una giusta e profonda revisione per tutti i testi contenuti in questa raccolta. Resta chiaro che gli ahadīth che trattano il tema della creazione di Adamo e di Eva sono del tutto contraddittori con ciò che dice e conferma il Corano. Tutti i musulmani sono concordi che qualsiasi hadīth che non sia conforme ai concetti del Corano venga rifiutato, come rivedere il concetto della creazione della donna da una costola e di conseguenza del suo essere una creatura inferiore rispetto all’uomo. La questione della donna considerata come primo “altro” per l’uomo, è una questione puramente teologica per cui se Dio ha creato la donna e l’uomo come due esseri uguali nei diritti e nei doveri, questo significa che non possono diventare non uguali in un successivo momento, se invece li ha creati non uguali, loro due non possono in nessun modo diventare ulteriormente uguali, ciò che invece vediamo nelle nostre realtà come dislivello tra questi due esseri differenti biologicamente non può essere che una distruzione del piano originale di Dio da parte degli uomini.

[4] قال الله تعالى (( يا ايها الناس انا خلقناكم من ذكر و انثى و جعلناكم شعوبا و قبائل لتعارفوا ان اكرمكم عند الله اتقاكم)) سورة الحجرات، الآية 13.

[5] “ E uno sei suoi segni è la creazione dei cieli e della terra e la varietà delle lingue vostre e dei vostri colori. Certo in questo vi è un segno per i saggi.”

[6] « Ma se il tuo Signore avesse voluto, avrebbe fatto di tutti gli uomini una sola nazione ; ma essi continueranno nelle loro discordie, eccetto quelli di cui Egli avrà pietà, per questo li ha creati.”

[7] Al-Ihkām fī usūli al-Ahkām di, Ibn Hazm. Dār al-Kutub al-‘Ilmiyyah. Beirut, Libano, 200. Volume II. P. 64.

[8] Il Corano, Traduzione a cura di Alessandro Bausani, la sura del Tuono, versetto 31

[9] L’espressione “Asse del Male” (“axis of evil”) fu introdotta dal presidente degli Stati Uniti George W. Bush in occasione del suo discorso sullo Stato dell’Unione del 29 gennaio 2002; si riferisce a un ipotetico complotto di nazioni favorevoli al terrorismo internazionale e impegnate nello sviluppo di armi di distruzione di massa. Le nazioni esplicitamente citate da Bush in quella occasione furono Iraq, Iran e Corea del Nord.

Il discorso ebbe luogo poco più di un anno dopo gli attentati dell’11 settembre e poco più di un anno prima dell’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati (marzo 2003). “Asse del Male” appare come l’unione di due altre espressioni ben note agli americani; l’”Asse” di giapponesi e tedeschi nella seconda guerra mondiale e l’”impero del male” (ovvero l’Unione Sovietica nella terminologia introdotta da Ronald Reagan).

10أَلَمْ تَرَ إِلَى الَّذِينَ تَوَلَّوْا قَوْمًا غَضِبَ اللَّهُ عَلَيْهِم مَّا هُم مِّنكُمْ وَلَا مِنْهُمْ وَيَحْلِفُونَ عَلَى الْكَذِبِ وَهُمْ يَعْلَمُونَ# أَعَدَّ اللَّهُ لَهُمْ عَذَابًا شَدِيدًا إِنَّهُمْ سَاء مَا كَانُوا يَعْمَلُونَ# اتَّخَذُوا أَيْمَانَهُمْ جُنَّةً فَصَدُّوا عَن سَبِيلِ اللَّهِ فَلَهُمْ عَذَابٌ مُّهِينٌ# لَن تُغْنِيَ عَنْهُمْ أَمْوَالُهُمْ وَلَا أَوْلَادُهُم مِّنَ اللَّهِ شَيْئًا أُوْلَئِكَ أَصْحَابُ النَّارِ هُمْ فِيهَا خَالِدُونَ# يَوْمَ يَبْعَثُهُمُ اللَّهُ جَمِيعًا فَيَحْلِفُونَ لَهُ كَمَا يَحْلِفُونَ لَكُمْ وَيَحْسَبُونَ أَنَّهُمْ عَلَى شَيْءٍ أَلَا إِنَّهُمْ هُمُ الْكَاذِبُونَ# اسْتَحْوَذَ عَلَيْهِمُ الشَّيْطَانُ فَأَنسَاهُمْ ذِكْرَ اللَّهِ أُوْلَئِكَ حِزْبُ الشَّيْطَانِ أَلَا إِنَّ حِزْبَ الشَّيْطَانِ هُمُ الْخَاسِرُونَ# إِنَّ الَّذِينَ يُحَادُّونَ اللَّهَ وَرَسُولَهُ أُوْلَئِكَ فِي الأَذَلِّينَ# كَتَبَ اللَّهُ لَأَغْلِبَنَّ أَنَا وَرُسُلِي إِنَّ اللَّهَ قَوِيٌّ عَزِيزٌ# لَا تَجِدُ قَوْمًا يُؤْمِنُونَ بِاللَّهِ وَالْيَوْمِ الْآخِرِ يُوَادُّونَ مَنْ حَادَّ اللَّهَ وَرَسُولَهُ وَلَوْ كَانُوا آبَاءهُمْ أَوْ أَبْنَاءهُمْ أَوْ إِخْوَانَهُمْ أَوْ عَشِيرَتَهُمْ أُوْلَئِكَ كَتَبَ فِي قُلُوبِهِمُ الْإِيمَانَ وَأَيَّدَهُم بِرُوحٍ مِّنْهُ وَيُدْخِلُهُمْ جَنَّاتٍ تَجْرِي مِن تَحْتِهَا الْأَنْهَارُ خَالِدِينَ فِيهَا رَضِيَ اللَّهُ عَنْهُمْ وَرَضُوا عَنْهُ أُوْلَئِكَ حِزْبُ اللَّهِ أَلَا إِنَّ حِزْبَ اللَّهِ هُمُ الْمُفْلِحُونَ.

“ Non hai tu osservato coloro che prendono per alleati gente con cui Iddio è adirato ? essi non sono né dei vostri né dei loro e scientemente giurano il falso. Iddio ha preparato loro un castigo violento ché male è quel che essi fanno. Hanno preso i loro giuramenti quale mantello protettore e si scostarono alla via di Dio: avranno ignominioso castigo. A nulla serviranno ad essi le loro ricchezze e i loro figli, contro Iddio: sono la gente del fuoco, nel quale resteranno in eterno. Il giorno in cui Iddio li resusciterà tutti assieme, essi giureranno a Lui come ora giurano a voi, e penseranno di poter ottenere così qualcosa : non sono forse essi i mendaci ? Satana ha prevalso su di loro e ha fatto loro obliare la menzione del santo nome di Dio. Sono il Partito di Satana: e non è il partito di satana quello dei perdenti? In verità coloro che argomentano contro a Dio e al Suo Messaggero saranno tra i più abietti. Iddio ha scritto: “ Io, Io vincerò, Io e i miei messaggeri ! » e Dio e forte possente! Non troverai gente che creda in Dio e nell’ultimo giorno che ami chi si oppone a Dio e al Suo messaggero, anche se questi fossero i loro padri o i loro figli o i loro fratelli o i loro parenti. Nei loro cuori ha scritto Iddio la Fede e li ha confermati con un Suo spirito e li farà entrare in Giardini alle cui ombre scorrono i fiumi, nei quali resteranno in eterno. Iddio è soddisfatto di loro e loro sono soddisfatti di Lui. Sono il Partito di Dio: e non è il Partito di Dio quello dei Fortunati?”

[11] Il Corano, Traduzione a cura di Alessandro Bausani, la sura di al-Ahqāf, versetto 12.

[12] ivi, la sura della Famiglia di ‘Imrān, versetto ¼.

[13] ivi, la sura della Famiglia di ‘Imrān, versetto 64.

[14]ivi, la sura del Sopravveniente di notte, versetto 14.

[15] Ijtihad (in lingua araba اجتهاد) è un termine che indica il diritto di promulgare una fatwa (legge) basandosi su un’interpretazione indipendente da parte di religiosi autorizzati. Questa parola araba significa letteralmente “sforzo”, “applicazione”, ed è usata per indicare l’esercizio individuale per combattere le debolezze dell’anima e dello spirito.

[16] Con la sura della Spada s’intende la sura della Conversione e particolarmente i versetti 5, 36, e 29.

[17] Ibn ‘Attiyyah, il giudice andaluso, morto il 1151, era tra i primi fuqahā’ a dire che il versetto di “Ma gli idolatri combatteteli totalmente come essi vi combattono totalmente” abbia abrogato qualsiasi atto di pace espresso in varie pagine del Corano.

[18] Al-Ihkām fī usūli al-Ahkām di, Ibn Hazm. Dār al-Kutub al-‘Ilmiyyah. Beirut, Libano, 200. Volume IV. P.474.

[19] Si tratta del consenso dei giurisperiti più autorevoli, purché il loro numero sia ragionevolmente grande e il loro parere chiaramente formulato.

[20] ‘Ābid al-Jābirī, Madkhal lil Qur’ān al-Karīm, Beirut, Markaz Dirāsāt al-wahdah al-‘arabiyyah, 2006.

[21] Sophie Bessis, L’occiednt et le autres, Histoire d’une suprématie, Editions La découvertes, Paris, 2001.

[22] Thomas McEvilley, L’identitè culturelle en crise, traduction française, Editions Jacqueline Chambou, Paris, 1999.

[23] Francis Fukuyama, Il loro obiettivo è il mondo contemporaneo, articolo pubblicato sulla news Week, versione araba n° 81. Dicembre 2001.

[24] Samuel Huntington, L’epoca delle guerre dei musulmani, articolo pubblicato sulla news Week, versione araba numero annuale, 2001.

[25] Questo tipo di distinzione si trova ad esempio nelle scritture di ‘Ābid al-Jābirī e soprattutto nella sua opera intitolata la questione della cultura [mas’alat ath-thaqāfah].

[26] Ali Okla Orsan , l’acculturato arabo e i cambiamenti, Damasco, la Lega degli scrittori arabi, 1994.

 

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