Le spose del Marocco di, Asma Gherib/ terza e ultima parte
Pubblicato da nustalgia su Agosto 23, 2008
Le donne berbere

La festa del matrimonio nelle zone berbere del Marocco dura tre gironi e spesso viene celebrata durante l’estate; dopo aver portato la mietitura dei frutti della terra a compimento e dopo aver sistemato la paglia nei campi e aver conservato l’orzo e il grano nei loro granai e, per l’occasione, imbiancati con il gesso bianco i muri e i ricinti della casa, si raccoglie il carbone e lo si prepara secondo metodi tradizionali per renderlo utile ad una buona e ottima cottura dei cibi che saranno serviti agli invitati degli sposi.
Le tappe che precedono la festa del matrimonio sono varie; in primo luogo c’è il primo passo,quello dell’incontro con la ragazza che sarà la promessa sposa e perché questo avvenga, il giovane berbero comincia a frequentare i posti dove le signorine passano più tempo fuori dalle loro case; i campi ad esempio e le sorgenti d’acqua dove vanno a fare il bucato o a lavarsi e senza avere un contatto diretto con loro si sceglie quella che piace di più e della quale s’innamora il giovane e quindi si passa al secondo passo, quello di parlare con i genitori della ragazza che gli ha rapito il cuore al fine di preparasi a chiedere la sua mano a suo padre e per fare in modo che questo passo si avveri, il padre del giovane va ad incontrare il padre della promessa sposa nello souk del villaggio, posto dove una volta alla settimana si riuniscono tutti gli abitanti del posto per fare le loro compere settimanali e vendere i loro prodotti agricoli.

Le donne invece, la madre dello sposo e le sue parenti, si dirigono verso la casa della promessa sposa portando con loro sacchi di zucchero, dolci, uova e altre cose, ognuna secondo le sue possibilità economiche e una volta arrivate lì si mettono d’accordo con la famiglia dello sposo per quella che sarà la dote della sposa, il suo arredo, i suoi abiti e i suoi gioielli d’argento creati e curati degli artigiani della zona che spesso sono dei berberi ebrei.


Nel primo giorno di matrimonio chiamato anche la giornata di “arihini amzian” ossia la giornata dell’hennè si riuniscono le signorine della famiglia dello sposo e mentre sistemano la casa per il grande giorno cantano, ballano e recitano poesie in lingua berbera che parlano del matrimonio e del suo valore sociale e religioso. Le stesse ragazze organizzano dopo, quello che viene chiamato “addfù’” cioè tutti i regali che lo sposo e i suoi parenti e amici hanno fatto per la sposa, sistemati in un bel carretto colorato che viene trascinato da un cavallo e accompagnato da tutte le donne della famiglia dello sposo che formano un corteo che diventa sempre più grande e numeroso man mano che si muove per le strade del villaggio dirigendosi verso la casa della sposa.La sposa in quel momento a casa sua e con le sue amiche aspetta l’arrivo di “addfù’”, mentre accanto a lei e alla presenza degli altri ospiti della sposa c’è una donna che in un gigantesco mortaio di legno, sistema e macina l’hennè che servirà per abbellire le mani e i piedi della sposa, recitando nel contempo versi tramandati da generazioni a generazioni:Signore nostroBenedici questa sposaCon la presenza dei tuoi angeliE la dolcezza delle preghiere degli uomini pii.L’hennè viene messo dopo in un piatto largo e fondo anche esso di legno e al centro si mette un uovo sano come segno di vita e ai lati si fissano nell’impasto dell’hennè stesso, candele accese; segno di luce sacra che caccia gli spiriti maligni.


Nel secondo giorno e per rendere la cerimonia più sacra, si sacrifica un vitello o un toro secondo il numero degli ospiti. Le donne berbere che sono poetesse per natura si mettono a salmodiare dei versi delle loro spontanee poesie fatte in quel momento stesso e vengono dedicate alle persone più care presenti con loro nella stessa festa.La cena viene presentata separatamente, le donne da sole e gli uomini da soli, gruppi che si uniscono dopo non appena finita la cena per guardare insieme lo spettacolo dei canti e dei balli presentati dalle ballerine e i cantanti del villaggio.
http://www.aslim.org/aslim/so/souss.rm
(ciccando su questo link, il gentile lettore può ascoltare una delle tante belle canzoni berbere che si cantano per questo genere di occasione)

Nella terza giornata si sceglie il cavallo più bello e forte della famiglia che sarà guidato e abbellito da un coraggioso giovane del villaggio con una sella molto lussuosa ed elegante. Questo cavallo servirà per portare gli sposi alla loro nuova casa.
I parenti in questo momento di uscita degli sposi verso la nuova casa cominciano a cantare canzoni molto significative, con parole che trattano il tema della felicità e del dolore dovuto al separarsi dai figli.Nello stesso tempo si presentano i giovani cantanti della tribù, famosi per la loro intonatissima voce per cantare le ultime canzoni di saluto e auguri per gli sposi:
Lode a te oh SignoreCreatore della bellezzaLode a te oh SignoreMaestoso e generosoSii misericordioso con noiE con i nostri genitoriLoro ci hanno cresciuto e benedettoAbbi pietà dei nostri antenatiSepolti nelle loro tombeAbbi pietà di noiDi me e della gioventùGioventù che un giornoSarà anche essa sepolta sotto la terraParole divineQueste che diciamoE Maometto (che le preghiere e il saluto di Dio siano su di lui) è il nostro profetaE le tue parole Signore nostroSono pura Verità.

nnostalgia3@gmail.com












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