
Fonte: http://www.sufi.it/index.htm
I costruttori e suonatori di strumenti tradizionali trovano nella natura la loro materia prima. Tre materiali, ricavati dal mondo vegetale, sono stati maggiormente adottati dagli uomini secondo i rispettivi habitat e ci servono qui da esempio: il bambù in Asia, particolarmente nell’Estremo Oriente; il legno in Europa; la canna, soprattutto nell’area geografica che va dal Medio/Vicino Oriente al Maghreb. Il più fragile di tutti questi materiali, la canna, ha dato nascita al più semplice tra i flauti, quello che, organologicamente, viene definito in inglese “obliquely held rim blown” – tenuto obliquamente e soffiato sul bordo -, in francese “flute à embouchure et arète terminales dite flute oblique” – flauto a imboccatura e spigolo/bordo terminali detto flauto obliquo -, o anche “à insufflation sur le bord terminal” – a insufflazione sul bordo terminale – mentre in italiano, un po’ semplicisticamente, viene detto “flauto ad imboccatura semplice”. Il suono è prodotto dal frangersi del soffio contro il bordo dell’estremità più lontana dai fori, senza alcun dispositivo apposito, che non sia una leggera affilatura del bordo stesso; perché il suono si produca è necessario appoggiare il flauto alle labbra in posizione obliqua.

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