Pubblicato da nustalgia su Novembre 9, 2008

إذا الشعر لم يهززك عند سماعه فليس حريا أن يقال له شعر
Quando il cordone ombelicale della creazione legava la natura all’uomo, quest’ultimo non avvertiva bisogno alcuno di sillabare le sue lettere o di capirla, egli semplicemente faceva parte di essa, risiedeva in lei e lei in lui; quando questo legame fu spezzato, l’uomo si sentì immediatamente smarrito ed espulso dal grembo del suo dolce e tiepido Eden, cominciò quindi a patire i dolori di quell’improvviso svezzamento, ciò diede inizio ad un lungo e duro viaggio verso il recupero dell’innocenza perduta, verso la ricerca della vela e della bussola per poter ancorare nuovamente nel porto dell’ assoluta bellezza e beatitudine dell’anima umana.
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Pubblicato da nustalgia su Settembre 9, 2008

traduzione a cura di, Asma Gherib
Nei suoi occhi s’intravedeva una canzone triste…
La terra di questo paese, anche lei emanava odore di vecchie e nostalgiche canzoni… Dal suo corpo si sentivano sogni di terra e di acqua sorgere dal Tigri e dall’Eufrate, per poi finire in mare.
Eravamo ormai saliti in macchina; mi prese la mano e si mise ad accarezzala, bisbigliandomi con voce rauca e triste:
- « Senti freddo ? »
In quel momento avvertivo un freddo gelido, molto più forte del semplice freddo alle dita della mano, che avevano trovato nella mano di lui una patria dove dormire e rifugiarsi, come un uccellino spaventato dall’ignoto.
Lo guardai, premendo le sue dita nella mia mano, mentre pensavo alla sua decisione di abbandonare Baghdad per andare a vivere a Bassora, dove i suoi genitori possedevano una casa abbandonata da tanti anni .
Sapevo che la terra che circondava questa casa era grande, immensa e deserta, una terra che aveva perso ogni speranza di diventare nuovamente verde, per abbellire almeno il vuoto di quel posto e alleggerire la tristezza delle palme, rimaste lì sole, a guardare l’orizzonte cercando un dolce sogno che poteva dare la gioia ai loro datteri gialli.
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Pubblicato da nustalgia su Agosto 26, 2008

Traduzione a cura di Asma Gherib
Non appena arrivò in quel paese lontano che si trovava sopra una montagna, incontrò un asino che stava passeggiando tra i campi, era un asino quieto e silenzioso, infatti, senza preoccuparsi dei passi dello straniero e senza avvertire alcun fastidio per l’uomo, si fermò, non molto lontano da lui, sotto un vecchio ulivo. Mosse a lungo la sua coda, forse in segno di benvenuto e per mostrare le sue buone intenzioni. Il visitatore veniva da una grande città e non aveva nessuna esperienza riguardo gli animali domestici e non; infatti si comportò in modo spontaneo senza il timore di ricevere dall’asino calci o qualcosa di simile.
Egli, persona civile, si mise a fissare l’asino, il quale, a sua volta, fece la stessa cosa con lui. Alcuni minuti dopo il civile turista, si ricordò di non essere mai salito su un asino o cavallo, tranne quando saliva coi ragazzi del quartiere sui carretti trainati da qualche asinello o vecchio mulo in un giorno di festa. Non ricordava quando fosse accaduto ma ricordava benissimo che quel carretto era dello zio Abù Maraà e che lo usava per lavorare tutto il giorno, trascinandolo avanti e indietro per le strade di una città che non risparmiava stranieri o i poveri. Mentre l’uomo riportava alla mente questi lontani ricordi, l’asino cominciò a parlare fra sé dicendo: “sicuramente questo nostro civile amico non conosce la differenza tra un asinello e un mulo e questo spiega perché finirà senza dubbio sul mio dorso, io, proprio l’asino testardo, scappato al suo padrone e finito in un lontano villaggio di montagna dove non ci sono né uomini né spiriti.”
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Pubblicato da nustalgia su Agosto 23, 2008

Tutto è uno, tutto è diverso e l’Uomo, essendo composto da una infinità di paradossi, è stranamente contraddittorio ! Teme la dipendenza e desidera l’indipendenza, ma spesso finisce con l’intrappolarsi nell’incostanza, nella noia e nell’inquietudine che nasce oggi proprio dal suo stare insieme agli altri! Diventando così getta al vento quel che una volta si chiamava « l’essere istintivamente socievole », dimostrando quanto è cambiato il volto della vita umana e quanti sono le variazioni che ha subito la quotidianità di ogni uomo: le famiglie, ad esempio, non rispecchiano più il modello di una volta, ma è sempre più frequente la famiglia costituita da un solo individuo, da coppie senza figli o al massimo con uno o due. Anche le città non sono più le stesse, sono diventate degli spazi con “case” ed edifici, così sfigurati al punto di sembrare gabbie messe le une sopra le altre, chiamate “palazzi”[1] e grattacieli, dove gli uomini rinchiudono loro stessi diventando come degli spettri che si muovono dietro le tende in inverno, per osservare la pioggia, che escono allo scoperto d’estate, per fermarsi la sera, dietro le sbarre di un balcone, accompagnati spesso da un animale domestico. Non esistono più le case spaziose e arieggiate, fresche e senza uso di climatizzatori, non ci sono più i pozzi o le fontane che abbellivano e rinfrescavano il pianterreno della maggioranza delle case.
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