Fonte: Punta Sottile

E’ migrante chi viaggia per mare e per terre, lasciando non solo spazi e tempi quotidiani ma anche memorie, radici, legami, affetti, paure, ricordi di guerre, conflitti, miserie. E’ migrante chi parte da un luogo familiare, portandosi dietro la propria storia di vita, per arrivare in un posto sconosciuto, nel quale spera di poter trovare condizioni esistenziali più dignitose. E’ migrante chi elabora un progetto di cambiamento che, nella sua specificità, coinvolge ruoli, abitudini, relazioni, stili educativi; chi accetta il rischio di un processo transitorio che, nella maggior parte dei casi, conduce ad una delusione delle aspettative iniziali e a situazioni di disagio e disadattamento. E’ migrante chi è costretto ad affrontare la sfida del continuo riconoscimento del proprio “Sé” in contesti sociali e culturali completamente diversi. Migrante è anche Karim, un giovane marocchino di 26 anni, sbarcato a Lampedusa il 29 giugno del 2005. Karim vive a Palermo, lavora come elettricista, parla dodici lingue, frequenta un corso serale d’italiano, dipinge e scrive poesie.Ha voluto raccontare la sua storia di vita per lanciare un messaggio, tramite Punta Sottile, alla nostra isola e per rinnovare quel legame speciale che unisce ogni migrante alla terra d’approdo. Karim ha risposto alle mie domande parlando esclusivamente in italiano, nonostante la complessità della nostra lingua e le difficoltà che incontrano gli immigrati arabi nell’apprendimento di una lingua europea.Considerando la lunga durata dell’intervista, l’impegno, la fatica nell’esposizione orale e, soprattutto il rispetto che ha avuto nei confronti della nostra cultura, ho preferito lasciare la trascrizione dell’intervista nella sua forma originale, senza sottoporre il testo a correzioni o alterazioni, nell’intento anche di cogliere la spontaneità di pensieri e stati d’animo.

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