Nostalgia نوستالجيا

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Archivio per la categoria ‘Traduzioni’

Il fiume dell’amore di, Hanin Omar

Pubblicato da nustalgia su Settembre 9, 2008

traduzione a cura di, Asma Gherib

Nei suoi occhi s’intravedeva una canzone triste…
La terra di questo paese, anche lei emanava odore di vecchie e nostalgiche canzoni…  Dal suo corpo si sentivano sogni di terra e di acqua sorgere dal Tigri e dall’Eufrate, per poi finire in mare.

Eravamo ormai saliti in macchina; mi prese la mano e si mise ad accarezzala, bisbigliandomi con voce rauca e triste:
-    « Senti freddo ? »
In quel momento avvertivo un freddo gelido, molto più forte del semplice freddo alle dita della mano, che avevano trovato nella mano di lui una patria dove dormire e rifugiarsi, come un uccellino spaventato dall’ignoto.
Lo guardai, premendo le sue dita nella mia mano, mentre pensavo alla sua decisione di abbandonare Baghdad per andare a vivere a Bassora, dove i suoi genitori possedevano una casa abbandonata da tanti anni .
Sapevo che la terra che circondava questa casa era grande, immensa e deserta, una terra che aveva perso ogni speranza di diventare nuovamente verde, per abbellire almeno il vuoto di quel posto e alleggerire la tristezza delle palme, rimaste lì sole, a guardare l’orizzonte cercando un dolce sogno che poteva dare  la gioia ai loro datteri gialli.
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Dialogo con un asino di, Nidal Hamad

Pubblicato da nustalgia su Agosto 26, 2008

 

Traduzione a cura di Asma Gherib

 

Non appena arrivò in quel paese lontano che si trovava sopra una montagna, incontrò un asino che stava passeggiando tra i campi, era un asino quieto e silenzioso, infatti, senza preoccuparsi dei passi dello straniero e senza avvertire alcun fastidio per l’uomo, si fermò, non molto lontano da lui, sotto un vecchio ulivo. Mosse a lungo la sua coda, forse in segno di benvenuto e per mostrare le sue buone intenzioni. Il visitatore veniva da una grande città e non aveva nessuna esperienza riguardo gli animali domestici e non; infatti si comportò in modo spontaneo senza il timore di ricevere dall’asino calci o qualcosa di simile.

Egli, persona civile, si mise a fissare l’asino, il quale, a sua volta, fece la stessa cosa con lui. Alcuni minuti dopo il civile turista, si ricordò di non essere mai salito su un asino o cavallo, tranne quando saliva coi ragazzi del quartiere sui carretti trainati da qualche asinello o vecchio mulo in un giorno di festa. Non ricordava quando fosse accaduto ma ricordava benissimo che quel carretto era dello zio Abù Maraà e che lo usava per lavorare tutto il giorno, trascinandolo avanti e indietro per le strade di una città che non risparmiava stranieri o i poveri. Mentre l’uomo riportava alla mente questi lontani ricordi, l’asino cominciò a parlare fra sé dicendo: “sicuramente questo nostro civile amico non conosce la differenza tra un asinello e un mulo e questo spiega perché finirà senza dubbio sul mio dorso, io, proprio l’asino testardo, scappato al suo padrone e finito in un lontano villaggio di montagna dove non ci sono né uomini né spiriti.”

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